L’uomo giusto
Una delle cose più difficili nella nostra vita è trovare la persona giusta con cui condividere e trascorrere l’intera esistenza.
Oggi vanno tanto di moda i singles, ma davvero costoro possono dire di essere perfettamente felici e di avere realizzato tutti i loro sogni? Vivono pensando solo a se stessi, tranquilli, beati, sereni. Ma il non doversi occupare di nessuno è esattamente ciò che ognuno di noi desidera?
Ci si potrebbe occupare di volontariato, il che è nobilissimo e gratificante. Si potrebbe avere la compagnia di un cagnolino o di un gattino, ma, poi, a conti fatti, per noi stessi quale autentica felicità ne ricaveremmo?
Questi erano i pensieri d’Arianna mentre si recava a Roma per l’ennesima volta. Era appunto una ragazza single e ormai aveva superato da un pezzo la trentina.
Quel tragitto in treno, l’aveva fatto negli ultimi anni infinite volte. Le piaceva, era un’occasione di svago, un modo di movimentare il trascorrere monotono dei suoi giorni.
Andava a stare presso una cara amica e aveva la possibilità così di recarsi all’università per terminare la sua tesi di laurea.
Arianna era una ragazza in miniatura, bellissima ma appunto di una bellezza tascabile. Possedeva un viso da bambola, con due occhi vellutati e una bocca piccolina e incantevole. Poteva permettersi d’incorniciare quel volto con un taglio sbarazzino di capelli neri e lucidi.
Si trovava in treno e in quel momento, i suoi pensieri erano interamente occupati da dissertazioni filosofiche sulla condizione di ragazza libera da impegni sentimentali. Erano pensieri gravi, impegnativi, tortuosi, pieni d’enigmi e interrogativi. Solitamente mostrava molta vivacità e uno spiccato senso dell’umorismo, era pronta a ridere e a scherzare, tranne quando attraversava uno dei suoi momenti bui di malinconia e abbattimento. E quello era uno dei suddetti momenti.
Da circa dieci ore era in treno e ancora non si era alzata. Era rimasta seduta a leggere e a riflettere sul romanzo di una donna votata alla solitudine.
La protagonista della storia si era trovata in un vortice d’avventure tragiche e sempre la sfortuna l’aveva accompagnata, per cui o le era morto il fidanzato, o il marito si era ammalato di tumore, o l’amante era morto in un incidente d’auto. Insomma era sempre rimasta sola.
Arianna leggeva e si sentiva il morale sotto i calcagni. Era una persona un po’ lunatica e questo era il motivo per cui ancora non era riuscita a trovare l’uomo giusto, un compagno ideale. Aveva avuto più di un fidanzato e innumerevoli flirts, ma alla fine si era sempre stancata di tutti. Questo era troppo arrendevole e noioso, quello era assillante e iperprotettivo, quell’altro non aveva un comportamento abbastanza galante, quell’altro ancora non aveva una valida cultura. Tutti avevano qualche difetto che li condannava all’insuccesso nel suo cuore.
Improvvisamente si alzò e uscì dallo scompartimento, poiché il famoso bisogno di ricambio idrico si faceva pressante e si avviò al bagno.
La toilette in cui entrò aveva la serratura rotta. Ne cercò un’altra, ma erano tutte occupate. Decise che si sarebbe servita di quella senza chiusura, tanto era riservata alle sole donne.
Aveva appena abbassato lo slip e si stava chinando sul water, quando un violento scossone del treno fece improvvisamente aprire la porta. In quel momento un giovane altissimo si trovava erroneamente dinanzi a quella toilette. Arianna rimase bloccata a guardarlo a bocca aperta. Piegata in avanti, sembrava una statua di stile futurista.
Il ragazzo invece, con lo sguardo da beota esterrefatto, continuava a ripetere:
- Oh scusi, oh scusi!-
Poi, con un lampo di genio, richiuse la porta.
Dentro il gabinetto, la poverina si sentiva in imbarazzo. Rifletté d’altro canto che non conosceva quel tale e che era stato un incidente banale. Si tranquillizzò, espletò le sue necessità e ricomponendosi, abbandonò il luogo incriminato. Nel corridoio dello scompartimento rincontrò il giovane, ma non riuscì a guardarlo negli occhi. Si accorse solo che era una specie di gigante, aitante, bruno e con pochi capelli.
Arrivata a Roma, si fece subito portare da un taxi a casa della sua amica Giulia. Era attesa e fu accolta come la solita con affettuosità.
- Arianna! Che bello! Sei qui! Vieni, la tua stanza ti aspetta. -
Lei, di quella casa, aveva pure le chiavi poiché l’aveva condivisa con Giulia per due anni, pagandone anche l’affitto.
Erano presenti altri amici: Alfredo l’intellettuale, Tiziana l’artista, Benedetta la psicologa, Enrico il filosofo. Tutti quanti la baciarono dandole il benvenuto. Cenarono insieme, poi gli amici andarono via e Arianna si mise a dormire poiché dopo il viaggio era stanca.
L’indomani mattina, quando si svegliò, si accorse che l’amica era già uscita. Forse si era recata presto all’università.
Si accinse a fare colazione e inaspettatamente udì degli strani rumori, come dei fruscii intermittenti. Arianna era sicura di essere sola in casa e allora, cos’erano quei rumori? Tese meglio l’orecchio e dopo un po’ riudì il fruscio. Cominciò a pensare che somigliavano a dei rumori soprannaturali. Vuoi vedere che gli amici, a forza di sedute spiritiche, avevano fatto installare in casa uno spiritello? Sorrise di tale pensiero, ma subito dopo, ecco di nuovo il fruscio. Per qualche minuto, vi era una pausa, come se lo spirito stesse riflettendo e interrompesse d’aggirarsi per la casa. Poi rinvigorito, riprendeva le sue peregrinazioni e ricominciava a frusciare.
Un brivido percorse la schiena della povera Arianna!
Doveva cercare! Doveva capire di cosa si trattasse. Nella stanza di soggiorno i rumori erano più forti. Però non vedeva nulla, non c’era niente.
Lei non aveva mai creduto minimamente ai fantasmi, ma quel rumore era stranissimo e prodotto da un essere invisibile!
Sentì aprire la porta. Era Giulia tornata con i cornetti per la colazione.
-Giulia! Giulia! Lo sai? Si sentono dei fruscii in casa. Tu li hai sentiti mai? -
-Fruscii? Quando dici fruscii, intendi dire fruscii? -
-Sì, insomma rumori, come qualcosa che fruscia. -
-Parli di rumori che sembrano fruscii? -
-Sei diventata un pappagallo scusa? Quante volte lo devo ripetere! Fruscii, proprio fruscii. -
-So di cosa si tratta. -
-Ah! E me lo dici così! Dopo mezz’ora. -
-Mi hanno regalato un furetto. -
-Un furetto? E dov’è? Io non l’ho visto. -
-Non si fa vedere mai da nessuno, neppure da me. Sta sempre nascosto ed esce solo per mangiare quello che gli lascio in cucina in un cantuccio. -
-Ah ah ah, ed io che già pensavo ad uno spiritello! -
-Ah ah ah. Mi spiace di non averti avvisato della sua presenza. Comunque senti Ari, io sto andando all’università. Ci vediamo stasera. -
-Okay, io resterò qui tutto il giorno per rileggere ciò che ho scritto della tesi di laurea e che voglio far vedere domani alla professoressa. -
Arianna restò sola e, dopo avere trangugiato tè e cornetto, si dispose a studiare e a rivedere la tesi. Ma suonarono ben presto alla porta. Era Tiziana che riportava le sigarette che aveva preso erroneamente a Giulia. S’intrattenne poco, poi salutò e andò via.
Riprese la sua postazione per studiare e poco dopo bussarono nuovamente. Con tanta pazienza, la nostra Arianna andò ancora ad aprire. Si trattava d’Enrico. Era venuto per proporre a Giulia d’andare quella sera al cinema.
-Non c’è mi spiace, è andata all’università. -
-Pazienza, sarà per un’altra volta. Ciao Ari. -
Si sedette. Forse questa era la volta buona per cominciare a studiare. Macché! Suonarono di nuovo alla porta. A questo punto, ebbe l’impressione che da quanto era arrivata a Roma, non aveva fatto altro che sentire quel dannato campanello suonare. Appena qualcuno smetteva di bussare, attaccava a suonare qualcun altro. In tutta la sua vita non si era mai imbattuta in una folla tanto socievole quanto gli amici di Giulia! Quando avevano un minuto libero, era come se levassero un grido unanime: “Andiamo da Giulia!”
Questa volta era Alfredo che riportava all’amica un libro ricevuto in prestito.
-Non c’è Giulia? Va bene, daglielo tu e ringraziala, ciao. -
Ora Basta! Non ne poteva più! Non avrebbe richiuso la porta, l’avrebbe lasciata socchiusa, così i prossimi amici sarebbero entrati a loro piacimento evitandole il continuo alzarsi.
Stava ormai studiando da due ore e aveva dimenticato completamente che la porta era aperta. Improvvisamente ebbe la misteriosa percezione di non essere sola. Poi alle sue spalle risuonò un colpo di tosse e Arianna girandosi di scatto, costatò che la sua intimità era stata violata da un altissimo giovanotto. Restò allibita. Sentendo quel colpo di tosse dove non ci sarebbe dovuto essere nessun colpo di tosse, per un istante aveva pensato che si trattasse veramente di qualche spiritello.
-Chi diavolo è lei?- Il grido le era scaturito come una specie di gorgoglio.
-Mi scusi, la porta era aperta e allora sono entrato. -
-Bel maleducato! Entrare senza suonare! Cosa vuole? Mi ha fatto venire un accidente! -
-Ha ragione, le chiedo sinceramente scusa, non dovevo farlo, sono stato affrettato. -
Lo aveva già visto però. Accidenti! Era lui! Era il ragazzo che l’aveva sorpresa con gli slip abbassati. Sentì ritornare l’imbarazzo, ma fece finta di niente. Il giovane dal canto suo, diede perfettamente a vedere d’averla riconosciuta: - Se non sbaglio ci siamo già visti, credo- fece con noncuranza.
- No, non credo. Io non l’ho mai vista! -
Ma che bel ragazzo! Aveva gli occhi grandi e sfumati di verde. Altissimo, tanto che doveva stare con la testa piegata all’indietro per guardarlo.
-Mi scusi sa, ho invece l’impressione d’averla già vista come in sogno. Lei è pronta a spiccare il volo, è piegata in avanti, non so perché, ed io vedo solo un visetto d’incanto. Ma forse è stato proprio tutto un sogno. -
Pure intelligente! Aveva la risposta pronta, voleva sdrammatizzare l’accaduto e la loro insolita conoscenza.
- Non m’interessa, dica piuttosto perché è qui e cosa vuole. -
-Sono un corrispondente di Giulia Benigni, ci siamo conosciuti via email e trovandomi qui a Roma, sono venuto a conoscerla personalmente. Non mi dica adesso che Giulia è lei! -
-No, non sono io. Giulia in questo momento è all’università e tornerà tardi. Le dirò che è venuto……? -
-Mauro! Mauro Rossi. E per curiosità, posso chiederle il suo nome? -
-Mi chiamo Arianna e puoi darmi del tu. Devo dire a Giulia che tornerai? -
-Arianna. Che bel nome. Però il viso è ancora più bello! Certo, tornerò! Non fosse altro per rivedere la tua faccetta d’angioletto. -
-Ma finiscila! D’accordo tornerai, lo dirò a Giulia. -
Mauro se ne andò e lei assunse un atteggiamento interrogativo. Era reale o anche lui faceva parte della serie dei fantasmi? Un ragazzo splendido! Di una bellezza normale ma accattivante, molto maschio. Tra l’altro, con poche lusinghiere parole, era stato in grado di corteggiarla e farla sentire miss Italia. Aveva sfoderato un sorriso da mozzafiato nell’andar via. Mah! Da dove era uscito? Doveva rimettersi a studiare, ma tutti i suoi pensieri erano assorbiti da Mauro. Riuscì tuttavia a immergersi fra le varie dissertazioni della tesi di laurea sino alle diciassette; poi si sentì esausta e andò a prepararsi un panino.
A questo punto, tornò Giulia.
-Lo sai? E’ venuto a trovarti Mauro. -
-Chi? -
-Mauro, il tuo corrispondente. -
-Io ho un corrispondente che si chiama Mauro? Ah, sì forse. -
-Come forse! Se è venuto apposta per conoscerti di persona! -
-Senti Ari, ne ho diecimila corrispondenti, non posso ricordarmi di tutti. -
-Questo è un tipo interessantissimo, sagace, simpatico, come fai a non ricordarlo? -
-Boh! Sì, il nome fa parte dei miei contatti di posta elettronica, ma non ricordo nulla di particolare. -
-A quanto capisco ti ha colpito, cosa aveva di speciale scusa? -
-Era alto circa due metri, capelli rasati, occhi bellissimi, robusto al punto giusto e un sorriso fascinoso. -
-Per la miseria! Avrei voluto esserci! -
Il famoso campanello di casa suonò. Quasi quasi Arianna sentiva la nostalgia del suo squillo. Andò ad aprire ed eccolo lì. Mauro sorrideva e stava dicendo: -Non m’importa se Giulia ancora non c’è, io sono venuto per te, per invitarti a uscire. -
-Ah bene! Vieni a casa mia e neppure vuoi più vedermi. - Giulia, che era comparsa dietro ad Arianna, si mostrava scherzosamente indignata.
-Scommetto che tu sei Giulia. Ciao piacere, io sono Mauro, quello di Torino, architetto come te. -
-Oh sì! Ora ricordo: l’architetto di Torino. Vieni accomodati. -
-Senti Giulia, ho avuto piacere di conoscerti, ma se permetti, vorrei invitare Arianna a uscire, andremo a cena fuori. -
Le due ragazze si guardarono, poi: - Vai Arianna, cosa aspetti, preparati. -
Lei fu per un attimo incerta: l’aveva appena conosciuto. Forse sarebbe stato meglio rifiutare l'invito. Poi si decise e andò. Uscirono, si conobbero meglio, parlarono scoprendo d’avere tante cose in comune. Quella fu la prima di centinaia di volte che si rividero. Mauro si rivelava di un’intelligenza fuori del comune, simpaticissimo, scherzoso, allegro, capace d’affascinarla con le sue continue trovate salaci. Inoltre era molto colto e sapeva tutto d’informatica. Aveva le idee sempre chiare, sapeva consigliarla ed essere deciso. Che fosse l’uomo giusto? Ai posteri l’ardua sentenza!
Nel frattempo Arianna aveva trovato un fidanzato cui sentiva di volere bene e che la ricambiava nel modo più totale.